L’Agender 2021

Il tema scelto per l’Agender 2021 è l’asterisco.

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Al centro di infuocati dibattiti, insieme allo scevà (o schwa, ə), tra puritani della lingua e dell’ortografia da una parte, comunità trans, non binaria e intersex e linguist* a caccia di una soluzione dall’altra, l’asterisco è diventato un po’ il simbolo dell’inclusione. Non è né maschile né femminile: può essere quello che vuole chi lo usa, chi lo legge, chi lo sceglie.

Negli ultimi mesi, soprattutto, il tema della mancanza di una forma della lingua italiana che possa rappresentare chi non si identifica né come maschio né come femmina è stato molto dibattuto, a volte con toni apocalittici, spesso con sufficienza. Competenti linguiste sono state e continuano ad essere pubblicamente attaccate per avere posto il tema e per perorare l’uso di soluzioni inclusive.

Per la prima volta, la questione è approdata sui media generalisti (per essere deriso, certo, ma è pur sempre un inizio) e una casa editrice indipendente ha annunciato di volere, da ora in poi, usare lo scevà. Insomma, qualcosa si muove. Lentamente, come siamo abituati da queste parti, ma si muove. Non sappiamo quale soluzione, alla fine, si affermerà ma da qualche parte si deve pur cominciare.

La nostra Agender 2021 è un omaggio a chi ci sta provando, un auspicio di riuscirci presto perché il linguaggio racconta chi siamo, la nostra realtà. E la realtà non è binaria: è molto di più.

Da GayPost.it

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