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Questo matrimonio non s’ha da fare. Crisi di famiglia e genitorialità

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Descrizione

L’istituzione storica che più sintetizza il concordato civile tra uomo e donna, in termini di riconoscimento dell’altro sesso e di collaborazione nella generazione e nell’allevamento dei figli, è da tempo abbandonata all’autogestione da parte dei sempre più limitati contraenti. Ne ha decretato la definitiva decadenza il modello leggero di coppia paritaria, espressione del momento presente anche quando procreativa, un amoreggiare disimpegnato e instabile tra soggetti smarriti, nel quale l’eventuale ruolo genitoriale è un mero fatto privato. Negli ultimi decenni, paradossalmente, il simulacro famigliare è stato utilizzato da una corrente del movimento gay quale ascensore sociale e diploma di pari opportunità da consacrare con rito pubblico, indossando la maschera di coniuge o di padre e madre, copioni consolidati che sembrano non necessitare di ulteriori spiegazioni o verifiche. In realtà, i temi controversi delle unioni omosessuali, le adozioni e la gestazione per altri, sono epifenomeni di processi sostanziali: la crisi delle identità sessuali, delle differenze di genere, dei rapporti tra i sessi, della funzione materna e paterna, finanche dei legami interpersonali. Proprio i rapidi mutamenti del costume rendono ancor più necessaria una riflessione sull’affettività e sulla genitorialità, per promuovere una varietà di formule relazionali e parentali coerenti con le differenti tipologie di orientamento, personalità e valori.

 

 

 

Presentando il libro di un amico profeta

di Mario Anelli

De profundis clamavi. Dal profondo a te grido…
Mi piace presentare Questo matrimonio non s’ha da fare, il nuovo saggio di Mattia Morretta, partendo dall’inizio del salmo 130 diventato poi un’invocazione cattolica molto in auge fino a qualche decennio fa durante le celebrazioni per i defunti, ma usato anche da Oscar Wilde come titolo del suo testamento spirituale. Dal profondo a te grido, due vocaboli che rendono adeguatamente qual è l’anima dell’opera. Profondo, e la profondità è una delle caratteristiche del pensiero di Mattia da sempre. Grido, un termine che amplifica la potenza della parola e conferisce una valenza profetica, perché, come dice Ceronetti nella sua traduzione (“dalle bassure t’invocherò Signore”), occorre mirare all’alto, e volare alto è un’altra delle caratteristiche fondanti del lavoro di Mattia.
Un testo che è espressione fiera di autonomia intellettuale, lucidità razionale, schiettezza, sagacia. Spiazzante perché disattende le aspettative, impegnativo perché contrasta la superficialità e la semplificazione imposte dai media e dalla politica. All’asfissia dell’attualità oppone un respiro storico, uno sguardo che abbraccia l’antichità e il presente, inquadrando l’oggi nelle vicissitudini secolari. Più in generale è un appello all’umanità, nell’Occidente morente. Un atto di resistenza attiva alla disgregazione di un mondo trapassato eppure attivo nell’immaginario, sostenuto da un desiderio persino patetico di recupero ed emulazione dei migliori esempi di ieri. Per finire con l’elogio dell’amicizia e della collaborazione affettiva disinteressata.
Un’altra parola chiave è Identità. Sì, identità, proprio ora che sembra una battaglia persa, questo libro ne rivendica l’importanza, e in particolare di identità omosessuale. A cominciare dal verso di Federico Garcia Lorca che funge da epigrafe e sintesi del messaggio più intimo (Le stelle non hanno marito). A seguire le voci alte, che risuonano musicalmente tra le pagine, di moltissimi autori e artisti omosessuali (uomini e donne), per ricordare agli eterosessuali che vivono di rendita di quel patrimonio culturale e agli omosessuali che potrebbero e dovrebbero “formarsi” su figure guida. Sicché, dopo aver analizzato con precisione e senza tentennamenti i luoghi comuni e le mistificazioni su coppia, sentimenti, famiglia, vengono contestati i vantati traguardi di parificazione di lesbiche e gay mediante le unioni civili e la genitorialità, status symbol in larga misura generati dalla reazione alla censura e dall’esclusione di un tempo. Una perdita secca per una Paese come il nostro nel quale il matrimonio e la bisessualità sono stati e sono una “copertura” perfetta per l’omosessualità. Non avendo memoria e contenuti propri, sotto la pressione della società dei consumi, nel generale crollo delle identità (individuali e collettive), i gay contemporanei sono giunti alla caricatura e pantomima dell’eterosessualità, adottando in modo acritico i precari modelli relazionali di una disorientata maggioranza.

Verità scomode, forse troppa luce per la nostra ordinaria assuefazione alle tenebre. Ciò può spiegare come mai su questo e i precedenti lavori di Mattia prevalga il silenzio, soprattutto da parte degli omosessuali, e qui più che di silenzio dovremmo parlare di ostilità. Una amica, Ida Magli, la più brillante antropologa italiana, mi chiedeva: “come mai io che mi spendo tanto per le donne, per la loro dignità e lo faccio per amore, non sono capita dalle donne e anzi mi sono ostili?”. Io mi domando la stessa cosa riguardo al rapporto tra Mattia e gli omosessuali, forse è il destino dei “grandi”: nessuno è profeta in patria.

Informazioni aggiuntive

Peso 250 g

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