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Fabbriche invisibili. Storie di donne, lavoranti a domicilio

Descrizione

All’interno delle abitazioni, in tutti i paesi del mondo, donne di ogni età lavorano per l’industria manifatturiera: scarpe, abiti, gioielli, componenti informatici, giocattoli sono solamente alcune delle merci prodotte. Attraverso questa forma di produzione le lavoratrici a domicilio assicurano cura ai propri familiari e sostengono il reddito familiare, spesso senza un adeguato riconoscimento economico e sociale. Lavorando a casa esse riducono il costo del lavoro delle imprese e sopperiscono alle lacune dello stato socio-assistenziale. Considerata marginale all’interno del sistema manifatturiero, questa forma di produzione ha invece resistito al passaggio di tre rivoluzioni industriali, adattandosi ai continui cambiamenti associati alla divisione internazionale del lavoro. Tuttavia, nonostante la diffusione sperimentata a livello globale, questa forma di produzione è stata studiata in modo piuttosto discontinuo e principalmente in corrispondenza di periodi recessivi. Per contro, a domicilio le donne hanno continuato e continuano a produrre per l’industria manifatturiera anche nei periodi di maggior crescita economica, a riprova del ruolo cruciale detenuto da questa forma di produzione all’interno dell’economia globale. Dopo un approfondito esame del lavoro a domicilio come forma di produzione, e del suo legame con lo sviluppo dell’ideologia della domesticità, l’autrice ne analizza l’incidenza nel contesto italiano, ricostruendo i processi che hanno prodotto l’esclusione delle donne dal lavoro retribuito e alimentato la diffusione di quello a domicilio in molte aree e regioni del paese.

Informazioni aggiuntive

Peso 250 g

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