15.00

Ermafrodito. Testo latino a fronte

Descrizione

ic obscena loqui simul et patrare licebit
nec tinget voltus ulla repulsa tuos.
Hic – quod et ipse potes, quod et ipse
diutius optas –
quantum vis futues et futuere, liber!

Qui sarà consentito dire e fare sconcezze
né ripulsa t’arrossirà la faccia.
Qui, come puoi e da tanto vai sognando,
mio libro,
scoperai quanto vuoi e sarai scopato!

Trascendendo il suo tempo, Beccadelli continua a insegnare al mondo che la letteratura è stata – e ancora può essere – il solo modo per parlare degli istinti; che la letteratura ammette nello spazio del sociale le inclinazioni di ciascuno, anche le più difficili da comprendere e da definire sul piano della morale, a cominciare dal sesso. Non si sottolineerà mai abbastanza che la poesia e la prosa per secoli hanno svolto il compito di rappresentare la diversità e l’eccezione e di affermarle, se non come alternative, sí come realtà possibili. L’Ermafrodito, ispirato o no che sia da vicende dell’autore, dice quegli amori e quegli affetti che nessun altro può o vuole dire, se non nella forma del rifiuto. È, a suo modo, una rivendicazione. Qualunque rivendicazione, alla fine, non è che un appello alla dignità assoluta della parola umana. Solo così, al livello superiore della formulazione linguistica, ben oltre il preteso spazio della biografia (che chissà poi cos’è), arte e vita diventano una cosa, e la verità si identifica non con il verbale dei peccati personali, ma con la libertà di tutti. – dall’Introduzione di Nicola Gardini

Informazioni aggiuntive

Peso 250 g

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