Sabato 12 maggio si è svolta in libreria la presentazione del libro “Viva Dalida. Icona immortale” edito dal Gruppo Editoriale Viator.
Pubblichiamo di seguito il contributo di Paolo Rumi, il quale ha moderato la discussione durante l’incontro con l’autore Mattia Morretta. 

Per acquistare il libro clicca qui

Come libreria ringraziamo con affetto Mattia Morretta, per la profondità delle parole dette e condivise con noi durante l’incontro,e  Paolo Rumi, per l’amicizia che ci lega e per la voglia di condivisione di cultura e sapere che trasmette a chi gravita intorno lui.
Ringraziamo anche Roberto Mariella e Antonio Schiavone di Cinemagay.it per le fotografie pubblicate di seguito, per la registrazione video della presentazione e per tutto il lavoro di documentazione che svolgono.


“Viva Dalida” non è un libro biografico e non è un libro “gay” di esaltazione della cantante o della ballerina. è anzi l’esatto contrario: direi una constatazione e perlustrazione delle ragioni e occasioni che legano -in differita o in proiezione incrociata- gli uomini omosessuali e le donne di carattere, con particolare riferimento a una donna di successo: Dalida. 

Stupito e onorato dall’invito di Mattia ad aiutarlo, la presentazione in libreria è stata una sorprendente ripresa 2018 del lavoro di autocoscienza e analisi fatto nel collettivo gay di cui ero parte con lui e che -oltre all’affermazione di noi come uomini, in un lavoro oggi non immaginabile- ha portato a fondare o a dare un “altro” senso a L’Altro Martedì (versione classic). è stato un lavoro che arrivava all’autocoscienza attraverso il “comune sentire”. Siamo alla ricerca di quel patrimonio che ci unisce attraverso la cultura popolare e sa toccare momenti o aspetti dell’esistenza proprio attraverso materiali “innocui” o “bassi” come la musica leggera. forse l’autocoscienza e l’affermazione di sé possono partire da quella che Patty Pravo definì lucidamente anni fa “una spedizione nel banale”.

C’è un interessante appunto fatto durante la presentazione da Mario Anelli, ex direttore del mensile Babilonia: a L’Altro Martedì, dove l’esplorazione del banale e il lavoro tra immaginario alto e sottocultura erano la sfida #1: in quel mio/nostro programma di successo a Radio Popolare, mai o quasi si citò Dalida.

Perché? Perché in Italia non aveva più seguito (e la rinascita disco postuma doveva ovviamente ancora arrivare)? Perché la sua importanza e intensità di fatto la rendevano un personaggio classico, impegnativo, da tragedia greca? chissà, Dalida.

“Viva Dalida” è una deliberata appropriazione del sentimento, più precisamente del sentimento del tempo, da parte di (1) una comunità quella maschile omosessuale in Italia ma anche altrove incapace di fare e dare memoria di sé (2) una comunanza con le donne (quante! nella presentazione) segno e motore di cambiamento della società…
lasciare il segno: messaggio fortissimo e simbolico di Dalida. con il passaggio da personaggio popolare a icona a mito.

Diceva Mattia in presentazione (con precisione: parlava il medico e psichiatra oltre che il militante e studioso) che la voce, con il suo tono e la sua capacità di affermazione va oltre la “cultura” e la “ragione”. arriva nella coscienza umana molto più profondamente delle immagini (mentre lui parlava, pensavo alla voce delle mie nonne, per esempio) e per questo bisogna ascoltare Dalida. Una delle sue canzoni più famose si chiamava “nel 2023” e giocava con l’ascoltatore alla predizione del futuro. siamo nel 2018, la predizione di quel futuro è OGGI. 

Per questo, saltando nel tempo, ho amato giocare con i video e con tre “momenti Dalida” (fa rima con “verità” e “attualità”). Anche nella forza d’immagine vediamo in lei qualcosa di unico, fuori dal comune: quel che si dice “icona”.

In libreria abbiamo messo in atto un tentativo per porre (in piccolo modo) rimedio alla rimozione esercitata su momenti e storia di questo Paese: più facile da unire nei difetti e più capace di premiare i meschini e i mediocri che nel porre attenzione alle radici della vita, messe in scena con apparente leggerezza, appunto, la calabrese Dalida.  Il libro di Mattia invita a guardare oltre e indietro assieme.

Contributi:
(Cliccando sui titoli si visualizzano i video-contributi)

  1. “Dan Dan Dan” ovvero quando tutti abbiamo imparato a metterci le mani nei capelli.

Aveva vinto con questa canzone il programma più seguito dell’inverno canoro, Canzonissima. Dalida era quindi invitata tutte le trasmissioni TV possibili. tutti erano curiosi di come stava o aveva superato (se aveva superato) i drammatici avvenimenti della sua vita (suicidio di Tenco e tentato suicidio).
Come ha ricordato Bruno durante l’evento in TV ci fu uno sciopero inaspettato con troupe televisive e ospiti decimati. Dalida c’era ma le dissero che avrebbero potuto riprenderla solo con camera fissa. Lei disse che avrebbe trovato modo di rendere la ripresa interessante. guardate quel gesto intenso e vero che fa tra capelli ed orecchio, prima di mettersi spettacolarmente le mani nei capelli. 
La ripresa in primissimo piano incantò l’Italia: trasmetteva qualcosa di unico, tra dolore, tristezza, consapevolezza e speranza. Tutti i senior ricordano ancora quelle esibizioni TV, il “dan dan dan” delle campane diventava onomatopea.

  1. Laissez Moi Danser

Laissez Moi Danser, e i ballerini appena usciti da un video dei Village People (e sguardi che sembrano usciti da una dark-room… aiuto).
E’ tutto qui da vedere: inutile spiegare come mai potessero identificarsi con lei -una signora elegante, disperata, amica, distante- i “gay” in fase di affermazione sociale ma ancora carichi di secoli di persecuzione e dolore. La discoteca era LO spazio dell’immaginario che diventava possibilità, per un’affermazione interclassista del desiderio.  lasciatemi ballare, ballare in libertà.

  1. Dalida e Madonna

Un confronto che non ha bisogno di parole (o anche sì, Madonna è fan estrema di Dalida. Da ragazzina a Parigi fece di tutto per incontrarla e conoscerla). due oriunde italiane a confronto, due regine.
Quando il video comparve su MySpace anni fa, qualcuno -Madonna o i suoi cattivi consiglieri- lo denunciò e lo fece ritirare perché compariva la musica della Ciccone (che in realtà era degli ABBA, e questo aprirebbe un altro varco temporale).
Da qualche tempo questo mash-up è ricomparso, perfettamente realizzato per dimostrare la “eredità” e il passaggio di consegne (prestito, ispirazione, furto riappropriazione) tra artiste che fanno leva su lati della personalità e dell’inconscio collettivo che non hanno a vedere solo con la parola ma con il gesto, l’istinto, la complicità. nelle onde del tempo.

Paolo Rumi

Share This:

Leave a Reply

*